Imparare a vivere dalla crisi del nuovo mondo.

“La fine del mondo”, è il macabro messaggio che da qualche tempo sta passando per voci popolari, pubblicità e media. Mi è tristemente capitato di leggerlo in caratteri cubitali su enormi manifesti sparsi un pò ovunque per la città, questi erano volti a pubblicizzare un’opera teatrale ma la senzazione è stata quella di leggere un messaggio subliminale.                                                                  La pandemia ha segnato le nostre vite lasciando notevoli conseguenze economiche e sociali e modificando notevolmente la coscienza collettiva.                         

Nei momenti più duri la gente ha stranamente appreso a creare muri, a rassegnarsi a vivere nella paura e a sentirsi impotente e piccola.                                                                     “Siamo solo numeri”, è la classica e squallida frase che sento pronunciare continuamente al supermercato e al bar.                                                                                    A un certo punto di questa cupa storia il dispiacere per le vittime e per il declino mondiale è stato accompagnato da un’invadente amarezza. Dall’intervista di alcuni  conoscenti è emersa una sconcertante verità.                                                                             Cosa disperava realmente le masse?                                                                        Quali rinunce suonavano più austere nei racconti di quei tormentosi lockdown? Non ho udito una sola voce parlarmi di tranquillità, legami, futuro o speranza. “Ciò che disturbava molti animi era l’assenza di banalità.”    Le persone avevano inoltre assunto la subdola abitudine di osservare il tipico bicchiere mezzo vuoto, secondo la maggioranza al nostro meraviglioso Paese mancava praticamente tutto,eravamo i peggiori, quelli mediocri, negligenti, praticamente alla deriva.                                                                    Personalmente ho trovato assurde e pessime tali affermazioni, penso che nei limiti del possibile abbiamo affrontato la bufera nel migliore dei modi .                                 

                                                  Nonostante i contrattempi in quei complessi momenti di chiusura i politici erano un pò come madri severe che provavano a salvare la nostra eccentrica grande famiglia, rivelando efficenza e grande senso di responsabilità.                               Non è stato affatto semplice frenare l’alienante e frivola anarchia che diversamente avrebbe portato ad un maggiore numero di morti e rallentato di gran lunga la ripresa, è facile lamentarsi quando i grandi sbagliano ma bisogna avere la decenza  di riconoscere anche i meriti di chi nelle nostre vite svolge un ruolo più rilevante di quanto possiamo immaginare.                                Non vi  è quiete che possa esistere senza regole ed è particolarmente arduo farle rispettare.                                      

  La situazione pandemica ha scosso gli animi, sono stati diffusi numeri di emergenza anche per problemi psiclogici. Come non bastasse un nuovo tragico evento è giunto a cambiare la storia , un demone spietato distrugge parte dell’umanità e minaccia imperterrito la pace mondiale, “la guerra in Ucraina”. Vedo gente abbuffarsi per ore di indigeste notizie inquinandosi invece di informarsi. Quasi nessuno seleziona le informazioni nè pone un limite necessario ai tempi d’ascolto, si assume tutto a raffica rendendo così impossibile una coerente e sana elaborazione.                                                   Dall’inizio di questa  mostruosa crisi è insolitamente in voga la sciocca tendenza di affidare la mente e l’anima alla corrente mediatica, ci si lascia generalmente travolgere come da un’onda anomala per scivolare poi nella disperazione più totale e lamentarsi indiscretamente coi vicni.                     

                                                        Siamo tutti estemamente preoccupati per le  nostre sorti e feriti, talmente impauriti che rischiamo di dimenticare il nostro scopo in questo piccolo grande posto. Abbiamo bisogno di guarire e riemergere.                                                   

          Oggi con il breve racconto di un’esperienza mi auguro di trasmettervi il raggio di speranza che scalda il mio piccolissimo mondo nonostante il gelo che viviamo.                                                                        Durante il lockdown, chiusa tra le mura domestiche e libera  dalle frivole abitudini, ho avuto modo di meditare profondaamente, di auto analizzarmi , avvicinarmi alla mia vera essenza e dedicarmi a tutte quelle piccole grandi cose che il caos della routine aveva spazzato via.                                                                                         Qual è stato il risultato ? Sono riuscita finalmente a tirare fuori il mio potenziale sprigionando splendide energie che non credevo d avere, ho rimesso in atto la lotta per l’autorealizzazione come non facevo da anni.                                 Come è andata a finire? Sono passata dallo svolgimento forzato di lavori che detestavo ad un impegno costante per ottenere il lavoro dei miei sogni, ricavando immensa soddisfazione e intensificando il potere personale.                                      In quei giorni di trasformazione gli elementi più preziosi sapevano di semplicità, erano limpidi, si chiamavano “emozioni.”                                                           Sono riuscita a ricordare cosa “mi faceva stare bene”, fuori da ogni canone delle apparenze. Ho smesso di ascoltare cosa volevano gli altri e cominciato a soddisfare “la mia volontà.”                             nel gusto delle cose semplici ho trovato le mie “chiavi per l’infinito”.                                                                         I tramonti hanno apprezzato prticolarmente: le dolci nevicate poetiche, le perle filosofiche che avevano sostituito le collane del sabato sera, le avvolgenti melodie che riuscivano a baciare l’anima, i viaggi nelle ore dedicate alla lettura, le affascinanti righe di quel romanzo appena nato, i balli preferiti in casa, i minuti trascorsi anche solo a pensare all’amore, a qualcuno speciale, le fotografie, i ricordi, le conversazioni con i familiari, le torte del weekeend, le telefonate agli amici al posto dei soliti messaggini, i nuovi corsi, le meditazioni, i romantici desideri, il valore del silenzio, i profumi di un’esistenza che stava per cambiare e lo avrebbe fatto per sempre.                                                            

                      Sono trascorsi due intensissimi anni, ogni cosa sa di nuovo ma purtroppo c’è ancora il Covid 19 in circolo e tutti sono tremendamente angosciati ma soprattutto dalla guerra che ha stroncato la ripresa e portato moltissime vittime. Il problema in questione è gravissimo ma risolvibile esclusivamente attraverso azioni interne da parte dei paesi coinvolti.                                                          “Vladimir Putin” è concentrato sul suo scopo e irremovibile, molti stati continuano ad inviare armi all’Ucraina e ad imporre sanzioni significative alla Russia con l’illusione di arrestare il conflitto ma ottenendo conseguenze deleterie per l’economia e fomentando la collera, la violenza e il rischio di una terza guerra mondiale.                                                                Spesso  l’eccessiva voglia di controllo apporta l’effetto contrario a quello desiderato , quando si pretende di dominare qualcosa troppo grande il risultato finale è puro caos distruttivo.                       Questo momento storico è particolare, l’umanità è duramente messa alla prova e psicologicamente coinvolta dalle tragedie quasi superate e da quelle in corso.                                                        Istintivamente mi sbilancio citando un celebre motto buddidta che mi ha insegnato a vivere meglio, “Hai una soluzione al problema? Si? Allora che ti preoccupi a fare? Non ce l’hai? Sai, è ugualmente inutile preoccuparti.”                    Come è vero che vorremmo avere il potere di cambiare il mondo è altrettanto vero che la gestione e il controllo su problemi di natura o conflitto di un certo calibro risultano pura utopia.                                                                  L’evidente disaccordo sulla questione delle armi e le sanzioni non toglie che apprezzo moltissimo gli interventi umanitari puliti svolti dai volontari e l’accoglienza dei poveri profughi. Nel mio piccolo penso che le azioni più opportune siano quelle che permettono di aiutare il prossimo senza generare nuove catastrofi . “Le buone azioni devono riparare dalla pioggia, non creare nuovi fulmini.”  Tutto ciò che apporta benefici è ottimo, per il resto non ha senso disperare nè illudersi.                                                                             Il pianeta continuerà a distruggere e   ricostruire, morire per poi rinascere. I drammi faranno il loro rumore per poi lasciareposto al silenzio,  le grandi epidemie lasceranno segni atroci ma verranno sconfitte, è solo la demoralizzante storia dell’uomo che irrimediabilmente si ripete, ha senso logorarsi per questo?                                                                 

         A quest’altezza sorge spontaneo domandarci, “Come restare lucidi  in una situazione tanto preoccupante?” La risposta è semplice, “Mantenendo intatto tutto il resto.”                                                                         Tutto ciò che viene dal cuore e dall’intuito ci distingue, ha un valore aggiunto e l’immenso potere di farci ” Essere”nonostante qualsiasi enorme abisso. Prima di distruggere abbiamo creato cose senzazionali che continuano ad esistere, vale la pena godere della bellezza che siamo in grado di produrre.                                                         Un valido rimedio da adottare in tempi così oscuri consiste nel prefissarsi un limite di orari per l’ascolto di notizie e nella selezione delle stesse, bisogna assolutamente evitare di essere travolti e  di identificarsi nei problemi ma l’ancora migliore per la salvezza interiore è senza ombra di dubbio “Vivere”.                                                

           Vivere significa essere liberi , cancellare i sensi di colpa e le inutili manie che ci sono state inculcate dalla famiglia o dalla società, fare davvero ciò che si vuole superando gli ostacoli per realizzare i sogni e ottenere il massimo da ogni cosa , assaporare appieno l’ebbrezza delle passoni, immergersi in tutto, contemplare l’incanto dei sentimenti, il fuoco dei desideri, la luce della conoscenza, la bellezza dell’arte, aprire la finestra e affacciarsi ai clori più brillanti di un’esistenza audace, togliere i freni alle emozioni eccezionali, donare, sapere che non è mai tardi per tutto questo, che oggi è il giorno  giusto per farlo, perchè realizzare un presente grandioso equivale a renderlo eterno.

Pubblicato da Marianna D'Ambrosio

Scrivo per passione, per riportare la bellezza al suo posto ogni volta che la gente dimentica che esiste il sole. Il potere di stare bene è qualcosa che abbiamo dentro.

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